Il Museo della Venere e dell’Elefante di Savignano sul Panaro (Mo)

Comincia con questa piccola recensione il mio viaggio nei musei "minori" di Parma e Modena e dei loro territori.

Il museo della Venere e dell’Elefante si trova a Savignano sul Panaro al confine orientale della provincia modenese. E' stato realizzato per custodire e valorizzare i preziosi ritrovamenti della zona: la famosa piccola scultura del Paleolitico (di cui però è esposta la copia essendo l’originale esposta al museo Pigorini di Roma) e i resti di un esemplare di Mammuthus, progenitore della specie meridionalis, più nota.

Il territorio di Savignano è stato interessato anche da ritrovamenti di epoca romana (di qui passava l’antica via Claudia) e di epoca altomedievale che, tuttavia, a parte il tappeto musivo romano (I sec. a.C. - I sec. d.C.) conservato nella casa natale di Giuseppe Graziosi, sono stati disposti in altri musei del territorio.

Attualmente il Museo è chiuso nei giorni feriali (forse anche nei festivi ma non sono riuscito ad accertarmene) ed è visitabile gratuitamente solo su prenotazione, rivolgendosi al personale della biblioteca. La mia non è stata una visita vera e propria ma una “presa visione“ per gentile concessione della bibliotecaria che, evidentemente impreparata sul museo, mi ha giusto acceso le luci e ha sostato con me durante il percorso. Voglio precisarlo perché non mi è stata data l’opportunità di leggere alcuna didascalia o pannello, se non sommariamente, e soprattutto di fare alcuna fotografia, per le quali ho sopperito con Internet. Il piccolo Museo si articola fondamentalmente in tre sale: la prima ospita tre copie delle più note “veneri” preistoriche (quella di Savignano al centro) accompagnate da immagini su pannelli che illustrano il contesto ambientale della cultura paleolitica; la seconda è dedicata alla ricostruzione dell’esemplare di Mammuthus, stretta ma osservabile anche dall’alto da un ballatoio ed infine la terza sala, al piano superiore, è imperniata sull’evoluzione dei proboscidati: conserva sul fondo lo scheletro di un piccolo elefante e alle pareti pannelli scorrevoli (con un diorama che ricostruisce l’ambiente preistorico) che costituiscono l’apparato didascalico e didattico. Nessun dispositivo di carattere multimediale è presente.

L’impressione è che il Museo della Venere e dell’Elefante non sia in grado, così com’è, di esprimersi come valore culturale del territorio (siamo nella Terra dei Castelli di Modena): spesso i piccoli musei soffrono le carenze di finanziamenti ma in questo caso quello che pare manchi sia un’idea di fruizione del bene che si integri in un piano di valorizzazione che tenga presente il ricco patrimonio, in questo caso archeologico, della zona. Non basta comunicare con il sito web, pur accattivante (http://www.archeologia.savignano.it/), occorre lavorare in sinergia con gli enti del territorio per richiamare un turismo che oggi è presente ma principalmente legato alle eccellenze gastronomiche, e per aumentare la qualità dell’offerta culturale affinché si raggiunga un pubblico più consapevole. Anche sul piano didattico occorre investire maggiormente e strutturare una progettualità che possa contare anche sulla presenta di giovani professionisti e non solo dell’aiuto prezioso (e oggi insostituibile perché a costo zero) dell’associazionismo.

Credits: https://amarevignola.wordpress.com/2015/11/02/savignano-citta-dellarcheologia/

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