Mutina Spledidissima. La Città romana e la sua eredità

Recensione alla mostra

Introduzione ed obiettivi

Ha aperto i battenti sabato 25 novembre 2017 la mostra “Mutina splendidissima”, esito conclusivo di un anno ricco di fermenti per le celebrazioni dei 2200 anni dalla fondazione romana di Modena. Un appuntamento tanto atteso quanto attentamente preparato dai musici Civici di Modena in stretta collaborazione con la (ormai ex) Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e la partecipazione di alcuni sponsor privati. Si tratta di un momento di attenta sintesi sulla storia antica (ma non solo) condiviso con le città di Parma, coinvolta nel medesimo anniversario, e con Reggio Emilia che nella mostra “On the road. Via Emilia 187 a.C. - 2017” si unisce agli appuntamenti con le radici antiche del territorio tra i fiumi Taro e Panaro.

La mostra è articolata in sedici sezioni nelle ampie superfici del Foro Boario, ad un passo dal Parco Archeologico Novi Ark. L’ampio spettro narrativo è stato organizzato per tematiche che tenessero conto da una parte il racconto diacronico, dall’altra i contributi di geologia, di metodologia archeologica e gli aspetti sociologici afferenti alla città antica e al suo territorio.

La strada su cui si vuole condurre il visitatore è quella che dal passato si proietta nel futuro: dalle fonti documentarie antiche attraverso l’eredità dell’esperienza umana, architettonica e artistica romana che la città medievale e moderna ha saputo cogliere e consegnarci. Da qui il compito speciale affidato ad ognuno dei visitatori, quello di consegnare a propria volta quel lascito, il nostro presente, alle generazioni future.

Allestimento, comunicazione e servizi

 La struttura che ospita l’esposizione si offre al visitatore con il suo grande corridoio alle cui pareti la suddivisione in sezioni è illustrata dai grandi titoli e da rappresentativi documenti  di introduzione alle sale (video, reperti, quadri). L’allestimento degli ambienti, scanditi dai vivaci colori, è stato predisposto tramite vetrine espositive ben illuminate e di immediata fruizione attraverso le eleganti didascalie, in rosso ma sorprendentemente nella sola lingua italiana. Un percorso tattile è stato predisposto per utenti con disabilità visiva per mezzo di riproduzioni di alcuni reperti realizzate con stampante 3D.

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La pannellistica risulta esaustiva e con un linguaggio accessibile in grado di supportare e svelare nello stesso tempo l’idea narrativa dell’esposizione. Un’idea che non concede spazio ad altri filoni interpretativi e che connota la direzione unica del percorso che concede comunque una macroscopica bipartizione tra ricerca archeologica e riscoperta e trasmissione di quello stesso patrimonio nei secoli.

Il primo nucleo della mostra (sezioni dalla 1 alla 9) è dunque dedicato interamente alla scoperta della città antica:  dalla metodologia di indagine legata alla geologia del territorio all’urbanistica e architettura della città antica; dalle tematiche religiose agli aspetti rituali, economici e sociologici.

Il materiale esposto, in molti casi inedito, è di grandissimo pregio: di grande impatto sono, ad esempio, i frammenti dipinti da edilizia privata, congruamente accostati agli affreschi pompeiani. Per alcuni reperti notevoli, come ad esempio gli elementi bronzei di un letto triclinare già esposto al Museo Civico Archeologico, ci si è avvalsi al fine dell’esposizione, ma anche di ricerca, di un attento studio sul materiale e di un meticoloso intervento di restauro, un lavoro restituito agli utenti attraverso video e pannelli fotografici.  Frequenti sono i prestiti dai musei dell’ Emilia Romagna e di altre regioni, opere che saldano con efficacia il fraseggio narrativo in carenza di documentazione materiale. Significativi in questo senso i reperti dal Museo Archeologico Nazionale di Parma, due maschere e un’oscillum in marmo dagli scavi del teatro romano.

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Agli aspetti più propriamente economici della città antica è stata dedicata la sezione n. 7 in cui si sono evidenziate le produzioni di lana, vino e ceramica (dai cui bolli il locativo Mutina rimanda ad un “made in Italyante litteram), primati riconosciuti anche dagli autori latini. Nella sezione n. 9, strutturalmente centrale e conclusiva del nucleo più strettamente archeologico, non è esposto alcun reperto ma a suscitare fascino sono, stampati sui tre lati dell’ambiente, i moltissimi esempi di onomastica riconducibili alle testimonianze epigrafiche di Mutina, soprattutto di ambito funerario.

Dalla sezione 10 alla 16 si dipana il filo del racconto tra Alto Medioevo e contemporaneità nel segno della scoperta e riscoperta del lascito della romanità modenese attraverso i personaggi, le opere e le generali temperie ideologiche europee. Un lavoro immenso che ha per necessità coinvolto i molti curatori in un lavoro interdisciplinare tra ricerca storica, documenti d’archivio e storia dell’arte. Si tratta di un excursus nei secoli nel preciso intento di porre all’attenzione del visitatore la storia della presa di coscienza del patrimonio antico, passando dal reimpiego strutturale e decorativo del cantiere del duomo al rinascimentale recupero di un’antichità ideale ed esemplare; dalla nascita del collezionismo al seicentesco gusto antiquario, dalla illuministica erudizione classica alle spinte romantiche; dal recupero dei simboli tra nazionalismo e fascismo alla ricerca contemporanea nel segno della tutela e della valorizzazione. Molti i dipinti, i manoscritti e le stampe esposti che si aggiungono ai calchi dei rilievi di Wiligelmo e ad una pregiata stoffa altomedievale da Bisanzio (abbazia di Nonantola).         

Nell’ultima sezione, dedicata all’età contemporanea, balza alla vista la grande “capsula del tempo” in plexiglass al cui interno il visitatore è invitato a lasciare un segno del presente da consegnare ai posteri attraverso una busta sigillata in cui sarà possibile inserire lettere, fotografie e altro materiale come specificatamente illustrato. La capsula sarà conservata in luogo che sarà svelato a partire dalla chiusura della mostra (08 aprile 2018) e sarà aperta in un’altra memorabile data: il 2099, per il millenario del Duomo, emblema del rapporto tra la città antica e moderna.

Uno spazio è stato interamente dedicato alle attività didattiche, legate alla capsula del tempo,  gestite da un associazione culturale esterna. Non è un caso che la realizzazione degli arredi e delle decorazioni alle pareti sia interamente realizzata in cartone: in un mondo predominato dal digitale, la carta è l’elemento che maggiormente si conserva nel tempo.

Ad accompagnare l’utente lungo il percorso di visita sono alcuni apparati video che si configurano come una sosta di approfondimento alla tematica di esposizione o come integrazione al racconto della mostra, come ad esempio il video di ricostruzione in digitale della città antica realizzato da Altair Multimedia di Roma, leader in questo campo.

L’illuminazione è stata predisposta con cura affinché il materiale esposto fosse fruibile perfettamente a scapito di ogni possibile gioco di rifessi.

 Un voluminoso catalogo (De Luca Editori D’Arte), per studiosi e per i più appassionati, è in vendita in biglietteria con un notevole apparato di immagini, testi e bibliografia (€ 40,00). Sono altresì disponibili una guida breve  (95 pagine a € 8,00) ma ben realizzata, un servizio di audioguide e la possibilità di prenotare una visita guidata per la quale le guide turistiche abilitate di Modena e provincia sono state appositamente formate dal personale del Museo.

Il prezzo del biglietto intero € 10,00 è congruo alla ricchezza dell’esposizione per la quale è richiesta una durata di visita di almeno 90 minuti. Sono previsti prezzi ridotti e ingressi gratuiti secondo le date e le modalità riportate dal sito della mostra , ben curato ed esaustivo.

Considerazioni

Mutina Splendidissima è sicuramente una mostra ben realizzata, con un’efficace e diretto messaggio ai visitatori. La cura meticolosa nella scelta dei reperti, i continui rimandi colti tra archeologia e trasmissione della memoria, l’idea geniale della capsula del tempo (non perché originale ma perché applicata alla sfera archeologica) dimostrano il lavoro di un team affiatato e appassionato, coordinato magistralmente in un dialogo tra dipendenze e tra i diversi enti che hanno collaborato al progetto. La mostra inoltre rilancia il tema dell’archeologia verso nuove prospettive, sciogliendola da quell’indirizzo troppo specialistico cui siamo più spesso abituati. Questa è un’archeologia che parla a tutti e che riguarda tutti, che racconta il territorio che ci accoglie, rapendo l’attenzione di chi visita in un gioco di specchi in cui l’identificarsi o il non riconoscersi misura il nostro senso di appartenenza e ci rende più inclini a capire il presente. Una mostra, un museo devono generare domande, essere motivo di riflessione e dibattito sul presente e sul futuro. Le molteplici iniziative ed incontri in occasione delle celebrazioni del 2200° anniversario, in cui la mostra si pone e che coinvolgono anche la città di Parma, sono il corollario perfetto affinché si parli di storia del territorio, di tutela e valorizzazione, di nuovi scenari in cui il recupero dell’identità e la sua trasmissione siano motore di rilancio per una cultura anche dell’accoglienza e della pluralità. Quale città per il futuro? Quali gli obiettivi da raggiungere? Cosa consegnare alle generazioni future di questo mondo prismatico e pessimista?

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